Sogni, ricordi e paure: Le Sacerdotesse dell’Isola del piacere, un’analisi

Il mio primo approccio con Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere avviene in medias res, con l’ascolto di Paura di tutto, prima delle due tracce dell’omonimo EP uscito quest’anno e primo motivo per cui ne scrivo.

Senza preavviso si entra in un’irresistibile mini-flusso onirico di coscienza, gridato a squarciagola mentre la batteria esplode dietro alle parole e chitarre e basso puntellano l’attenzione dell’ascoltatore. Il risultato è un po’ noise, un po’ punk, un po’ emo, un po’ alt-rock: ovvero quello che di questi tempi ti fa guadagnare pubblico e macinare chilometri in tour.

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Questa pubblicazione si colloca cronologicamente al centro della loro discografia, a sinistra troviamo Tutto (2014) e a destra Interpretazione dei Sogni, uscito il 26 settembre per V4V e Cloudhead-Records (da registrare la presenza di Maurizio Borgna dei Niagara per il mixing).

Facciamo il dovuto passo indietro e prendiamo il loro primo lavoro, quando la band era formata da soli tre elementi, ovvero: Fabrizio Lusitani (voce e chitarra), Cristiano Sanzeri (basso) ed Enrico Scrivani (batteria). Si tratta di nove tracce corrispondenti, forse, ad altrettanti momenti di lucidità e consapevolezza in una vita passata distrattamente. In mezzo ai fumi acidi e disturbati delle musiche, in un’alternanza di alterazione e di quiete, testi concisi spuntano come da un limbo ai confini della fase REM.

Lusitani sembra cantare con accenti da bambino ubriaco dopo aver fregato la grappa al padre, che se la prende un po’ con tutti senza ben sapere di cosa sta parlando. Le tracce sono gesti di stizza pilotati da frustrazione, noia e paura. A sorreggerle una forse ancora troppo timida impalcatura strumentale in bilico tra distorti virtuosismi alternative e attenzione a non farsi prendere la mano.

Nel dubbio fanno tanto casino e lo fanno bene, senza troppe sbavature.

cover

 

Qualsiasi cosa arrivi dopo un qualunque primo album promettente è facile preda della ricerca di conferme, sorprese, evoluzione, maturità. Son tutti lì sulle tastiere pronti a spezzarti le gambe e a cestinare le vecchie recensioni in cui ti consideravano la “next big thing”.

I rinforzi erano già stati chiamati in Paura di tutto con l’arruolamento della chitarra di Federico Pagani, l’innesto contribuisce a quella che è a tutti gli effetti una decisa definizione di stile quanto una dichiarazione di poetica. Interpretazioni dei sogni si srotola davanti all’ascoltatore come un concept album sui sogni, il sonno e il risveglio da esso, dando voce a quell’evanescente terra di mezzo che si attraversa ogni volta. È un posto in cui la nostra mente può allacciare tra loro i pensieri e i ricordi più reconditi. Da queste combinazioni nascono testi che risultano criptici sia quando vi si riconoscono chiare citazioni (come la Metamorfosi di Kafka nel brano che porta il suo nome) sia quando si basano su uno stralunato autobiografismo rievocante rapide immagini ripetute finché le parole non diventano parte del contesto sonoro e vi lasciano spazio come in Forte come un cavallo. Pezzo che non può non brillare per le scintille dell’attrito tra il lirico assolo di chitarra e la tendente piattezza  del testo , caratteristica che si può estendere a tutti gli altri, non tanto per i testi in sé, ma per il modo in cui reagiscono col cantato, sono urla oniriche che in quanto tali verranno dimenticate nella loro dissolvenza. Non si direbbe ciò ascoltando le solide e ispirate sessioni ritmiche che puntellano i teloni puliti, cantilenanti e avvolgenti delle chitarre.

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Si percepiscono echi di Karate, Slint, Dinosaur Jr., la visione d’insieme è quella di una sorta di grunge imbevuto di slow core e math rock con qualche elemento sparso a far intendere quanto le incazzature emo core siano ancora attuali. Interessante come in Cummings, sotto tutto questo, riesca a nascondersi una specie di funk rallentato, che fa squadra con gli altri picchi di intensità del disco, col grafico che scende accompagnato dalle gracchianti chitarre di Non siamo più, che forse vogliono eliminare le ultime scorie poco prima del risveglio, quelle del processo in cui si piantano i semi dei pensieri che spuntano durante la vita delle persone o in cui crescono quelli già presenti.

Alla luce di quest’analisi va riconosciuto alle Sacerdotesse il merito di aver raccontato possibili “dietro le quinte”  dei quotidiani spettacoli umani, riuscendo allo stesso tempo ad aggirare il rischio di sollecitare facili immedesimazioni in favore di un elegante risucchio nella leggera psichedelia di fondo.

Quest’album è da far proprio, lasciandogli la possibilità di andare quanto più possibile in profondità. Vi risulterà facile.

 

Tracklist:

Tutto

01 Le persone

02 Come se

03 L’incoerenza della scienza

04 Persone nate

05 Come va

06 Tutto di corsa

07 Sola

08 Polizia

09 Sorpassati da tutti

 

Paura di tutto

01 Paura d tutto

02 Innamorata

 

Interpretazione dei sogni

01 Ricordati del sogno

02 Innamorata di un cavallo

03 Kafka

04 Cummings

05 Forte come un cavallo

06 Il mio magico corpo

07 Cuore di tenebra

08 Non siamo più

 

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Luciano Bellanova

 

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